Nella gestione delle imprese di piccole e medie dimensioni, gli aspetti relativi al posizionamento o all’immagine sono spesso trascurati per mancanza di risorse.


Tuttavia, risulta oggettivamente difficile rendersi visibili e accattivanti agli occhi di aziende più grandi, perché proprio una dimensione ridotta corrisponde ad una maggiore difficoltà negli investimenti per immagine o pubblicità.


Più di quasi tutti i paesi del mondo, l’Italia è la patria delle PMI, piccole e medie imprese che, molto più spesso, sono solo piccole. Se aggiungiamo il fatto culturale per cui gli imprenditori italiani non tendono a fare squadra ma piuttosto a rafforzare il proprio individualismo, possiamo facilmente immaginare che la prospettiva non cambierà molto in futuro, a meno che le nuove generazioni non vengano contaminate da una diversa apertura all’integrazione nel sistema.


Per questo, si pone sempre di più il tema della visibilità delle imprese, anche e soprattutto se piccole. I modelli di pubblicità si sono evoluti ad una velocità incredibile, rendendo possibili percorsi di comunicazione e promozione mirata anche con investimenti contenuti.


Tuttavia, affinché si trovi un reale vantaggio, a questa nuova potenzialità si deve abbinare una pianificazione guidata della protezione e dello sviluppo della propria immagine.


Si stima che nell’ultimo decennio siano stati registrati circa 600.000 marchi all’ufficio UIBM. In particolare, nell’ultimo quinquennio ne sono stati registrati 59.957 nel 2021, 63.418 nel 2020, 53.987 nel 2019, 87.676 nel 2018, 58.622 nel 2017, numeri piuttosto modesti se rapportati ai circa 6,2 milioni di partite IVA attive in Italia (meno del 10%).




L’importanza di un elemento sintetico che possa identificare ciò che un’azienda è e sa fare diventa quindi essenziale per la sopravvivenza mediatica. Essere conosciuti non è più un lusso per apparire, ma un’esigenza per esistere.


Nella sempre crescente complessità comunicativa, non riuscire a farsi riconoscere può diventare fatale per le sorti della propria impresa. Per le grandi imprese comprare più brand, investire in brevetti e tecnologie e comprare grandi spazi risulta più facile, per i piccoli il marchio può risultare la sola punta su cui calamitare tutte le energie di una comunicazione attiva ed efficace.


Non potendo disporre di budget rilevanti, l’utilizzo dei social o delle Ads di Google è una delle vie più sostenibili, ma questo non deve essere dispersivo e inefficace, deve invece avere un obiettivo preciso e chiaro che può essere proprio il marchio. Attraverso il marchio si lascia nella mente delle persone quella cicatrice mnemonica che può portare ad un ordine o un acquisto, una sorta di grillo parlante nascosto nella mente delle persone che possono essere utili all’impresa.


Quindi, con poche risorse a disposizione è bene concentrarsi su un elemento che faccia da faro per tutto ciò che un’impresa piccola o media fa ogni giorno o può fare di originale e speciale per soddisfare le esigenze del suo cliente.


L’investimento va quindi costruito partendo dalla identificazione dei segni distintivi e dell’identità che si vuole trasmettere. Il proprio autentico DNA è sempre la traccia migliore da seguire perché, dopo aver messo il cuneo nella porta del cliente, per entrare nella sua casa servono qualità e competenza, altrimenti si rischia di uscire dalla finestra e non rientrare più.



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